Comunicati Stampa

16-07-2018 - Comunicati Stampa, Primo Piano

CETA, MANCATA RATIFICA SAREBBE AUTOGOL CLAMOROSO; BENE LA PARZIALE APERTURA DEL MINISTRO CENTINAIO;

Governa tenga conto delle istanze dei due terzi delle aziende agricole

CETA, MANCATA RATIFICA SAREBBE AUTOGOL CLAMOROSO; BENE LA PARZIALE APERTURA DEL MINISTRO CENTINAIO;

Roma, 16 luglio 2018 - “Con il Ceta vengono tutelate ben 41 denominazioni italiane, pari a oltre il 90% del fatturato dell’export nazionale a denominazione d’origine nel mondo e che, soprattutto, senza questo accordo non godevano di nessuna tutela sui mercati canadesi”. Così il coordinamento di Agrinsieme, che riunisce Cia-Agricoltori Italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari.

“Chiediamo al Governo di valutare con la dovuta e necessaria attenzione gli effetti derivanti dalla mancata ratifica di un importante accordo con una delle sette grandi economie del mondo e valutiamo positivamente, in questo senso, quella che auspichiamo essere una parziale apertura da parte del Ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio, il quale ha dichiarato a Bruxelles di voler ‘capire con dati concreti se realmente il Ceta è vantaggioso’, dal momento che - sempre secondo quanto ha affermato il responsabile del dicastero dell’agricoltura - ‘il Governo non ha altri dati rispetto a quelli della Commissione’”, continua il coordinamento.

“Riteniamo opportuno che il Governo tenga conto delle istanze che vengono da un coordinamento che rappresenta oltre i due terzi delle aziende agricole italiane, pari al 60% del valore della produzione agricola e della superficie nazionale coltivata e con oltre 800mila persone occupate nelle imprese rappresentate, e che è nettamente a favore della ratifica dell’accordo”, prosegue Agrinsieme, spiegando che “senza il Ceta non si potrebbe verificare un aumento dei contingenti di export a dazio zero, e quindi una crescita esponenziale delle esportazioni italiane ed europee, e non si arriverebbe a una maggiore tutela per le produzioni agroalimentari nazionali, le cui denominazioni, al contrario, potrebbero essere liberamente usate dai canadesi”.

“La fondamentale importanza del Ceta sta nel riconoscimento del principio delle indicazioni geografiche e del loro legame con il territorio; riconoscimento che, essendo frutto di trattative e mediazioni, non può essere ovviamente considerato una totale vittoria, ma che apre senza ombra di dubbio un grande spiraglio per un confronto approfondito e continuativo su questo tema”, mette in evidenza il coordinamento, ad avviso del quale “sarebbe opportuna una periodica valutazione d’impatto della Commissione europea sull’applicazione dell’accordo”.

“Analizzando l’importanza dell’accordo con il Canada in una prospettiva più ampia, il Ceta rappresenta un importante passo in avanti in tema di semplificazione e regolamentazione del commercio globale, poiché prevede una eliminazione di tariffe su oltre il 90% dei prodotti europei e l’avvio di un iter di confronto e cooperazione regolamentare”, rimarca Agrinsieme.

“Il Ceta, inoltre, è il primo accordo di tipo misto e va pertanto ratificato da tutti i parlamenti nazionali affinché entri completamente in vigore; in questo senso, la mancata ratifica, oltre a creare disagi diplomatici e d’immagine tra l’Ue e il Canada, rappresenterebbe anche uno ‘strappo’ del Paese nei confronti del parlamento e dell’esecutivo comunitario, in una ottica di sintesi tra le istanze europee e quelle nazionali, in una fase tra l’altro delicata in cui discute della riforma della Pac”, aggiunge il coordinamento, ad avviso del quale “il no al Ceta arrecherebbe un grave danno al principio della politica commerciale comune dell’Europa, fondamentale per contrastare la politica dei dazi del presidente Trump e per scongiurare, al contempo, lo scoppio di nuove guerre commerciali”.

“Quando si guarda ad accordi a così ampio raggio è necessario adoperare una logica di sistema e di paese. Inoltre, giudicare la validità dell’accordo solo dai flussi commerciali dei primi mesi della sua applicazione è sicuramente fuorviante, perché non tiene conto del phasing in di alcune concessioni, delle eventuali nuove procedure per l’esportazione, della programmazione produttiva e commerciale degli operatori nonché dell’evoluzione complessiva dei mercati internazionali”, conclude Agrinsieme.

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